Ieri un cliente ha dovuto presentare un’offerta per un lavoro pubblico. Un atto che una volta richiedeva una firma e un protocollo allo sportello.
Risultato: quattro ore. Un portale dedicato con documentazione incompleta e in parte inesatta. Firma digitale che non funzionava al primo tentativo. Due persone bloccate su un’unica operazione. Alla fine ce l’hanno fatta — ma il costo reale di quell’offerta non è stato il tempo di prepararla. È stato il tempo di presentarla.
Il punto non è essere contro la tecnologia. Il punto è che digitalizzare un processo senza semplificarlo prima non produce efficienza — produce burocrazia al quadrato. La persona si trova a fronteggiare due ostacoli invece di uno: quello burocratico, che c’era già, e quello tecnologico, che doveva risolverlo.
Siamo nell’era della burocrazia digitale. Dove il modulo cartaceo è diventato un portale, ma la logica è rimasta identica — anzi, peggiore, perché almeno allo sportello qualcuno ti diceva cosa mancava.